Un patto per la rinascita e il rilancio dell'Umbria

venerdì 5 giugno 2020 14:17:41
Confcommercio, Cna e Confartigianato alla presidente della Giunta regionale Donatella Tesei: “Costruiamo insieme un patto per la rinascita dell’Umbria che contenga le misure e le azioni per facilitare la ripartenza dell’economia e definire quale futuro intendiamo dare alla nostra regione. Non vogliamo uno dei tanti tavoli o comitati, né tantomeno un libro dei sogni, ma il confronto chiaro e trasparente su proposte fattive per mettere in atto strumenti utili a facilitare la ripartenza delle imprese e del lavoro, e progettare insieme una nuova stagione economica e sociale”.
È la proposta che le tre maggiori associazioni del commercio e dell’artigianato - Confcommercio, Cna, e Confartigianato - hanno lanciato alla presidente della giunta regionale, Donatella Tesei.
Una proposta che nasce dall’analisi della situazione in cui si trova l’economia del territorio e che dovrà tener conto dello scenario nazionale ed europeo che ha iniziato a prendere forma, pur se tra mille difficoltà.

“I dati delle ultime settimane sulla diffusione del contagio, in Umbria e nel Paese, sono incoraggianti – afferma Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato imprese Umbria - e ci dicono che stiamo finalmente uscendo dall’emergenza Covid-19, grazie al sacrificio e all’impegno del personale sanitario, delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini. Contagio che tutti ci auguriamo non riparta, né ora né il prossimo autunno-inverno. Ora però dobbiamo occuparci, al più presto e senza risparmiarci, di un’altra pandemia, quella economica, che rischia di lasciare sul terreno vittime anche maggiori di quelle provocate direttamente dal virus. E noi proponiamo di farlo tutti insieme, istituzioni, forze sociali, associazioni di categoria, imprese e lavoratori.”

“Per questo – aggiunge Renato Cesca, presidente della CNA – abbiamo proposto alla presidente Tesei di stipulare insieme un patto, per definire il cosa, il come e il quando delle azioni per risollevarci. Anche perché questa emergenza ha messo in risalto più che mai tutte le debolezze del sistema-Paese, che negli ultimi venti anni non è riuscito a riformarsi e che ora dovrà fare i conti con un debito pubblico che entro l’anno arriverà a sfiorare il 160%: per cui o facciamo in fretta le riforme necessarie oppure falliremo.”

È oramai appurato che il turismo e il commercio con le rispettive filiere sono i settori colpiti più violentemente dagli effetti collaterali della pandemia”, dichiara il presidente di Confcommercio, Giorgio Mencaroni.
“Molti alberghi e ristoranti sono ancora chiusi e chi ha riaperto lo ha fatto tra mille difficoltà. Le persone non escono né stanno arrivando turisti, italiani o stranieri che siano. Inoltre il blocco dei collegamenti internazionali ha ridotto drasticamente le esportazioni, con effetti negativi sui principali comparti manifatturieri in cui è specializzata l’Umbria, almeno per tutto il 2020.
Sia il turismo che il manifatturiero devono fronteggiare una carenza di domanda che incide pesantemente sul fatturato delle imprese e, potenzialmente, sui livelli occupazionali, soprattutto quando non si potrà più contare sugli ammortizzatori sociali. La contrazione dell’occupazione è già iniziata attraverso il mancato rinnovo dei contratti a termine. Ad esempio per le imprese del turismo e del commercio, è necessario più che mai un ulteriore ristoro e una riduzione del cuneo fiscale per restare sul mercato, mentre per il manifatturiero sono necessarie nuove misure per rilanciare l’export.”

Diversa la situazione del settore costruzioni, che potrebbe beneficiare dell’ossigeno rappresentato dagli eco e sisma bonus e dalla cessione del credito d’imposta, fungendo da volano alla ripresa dell’economia locale e nazionale, ma anche qui si è ancora in una fase di attesa che, nell’immediato, sta producendo effetti negativi sui fatturati delle imprese.

“Proprio alla luce di quello che sta accadendo – proseguono i tre presidenti - le nostre associazioni ritengono necessarie modifiche, anche sostanziali, ad alcune delle misure previste dal decreto Rilancio, mentre è urgente velocizzare il più possibile l’operatività dei provvedimenti sui quali abbiamo un giudizio positivo. Non è un caso che a livello nazionale già si inizi a parlare di fase tre.”

In Umbria questi mesi non sono stati agevoli per nessuno ma, ora più che mai, è necessario riannodare i fili di una matassa che potrebbe travolgerci. Se il sistema-Italia mostra tutte le sue criticità, non va meglio nella nostra regione, che già viene da anni di contrazione del Pil a cui rischia di sommarsi una perdita di più del 10% per l’anno in corso.

Ora servono politiche mirate per ogni settore, sia nazionali che regionali, avendo attenzione alle effettive esigenze delle imprese, unite a provvedimenti trasversali sull’accesso al credito, sulla digitalizzazione, sull’innovazione e la formazione professionale e manageriale.

Noi crediamo che la Regione debba, da un lato potenziare con risorse proprie alcuni provvedimenti nazionali, dall’altro dovrebbe adottare anche misure tese a coprire gli spazi lasciati vuoti dal Governo.

Ma non stiamo chiedendo semplicemente più fondi; chiediamo di aprire un confronto fattivo sulle cose da fare.

Siamo convinti che se i provvedimenti saranno frutto di un confronto con i soggetti portatori di interessi generali, sarà più facile raggiungere obiettivi importanti.
Perciò: bene la campagna promozionale avviata con tempestività dalla Regione, ma forse se fosse stata accompagnata da azioni concordate con gli enti locali e con le imprese del settore i risultati si sarebbero amplificati.
Potremmo dire la stessa cosa rispetto alle criticità che incontrano le imprese nell’accesso al credito, dopo il decreto liquidità ed il bando re-star le criticità soprattutto per le imprese più piccole continuano ad essere ancora tutte lì.

Infine, ad una settimana dall’ultima riunione, non siamo riusciti a capire perché, in sede di concertazione con le associazioni e le forze sociali, non sia stato affrontato il tema del ricollocamento delle risorse dei fondi strutturali che rappresentano la principale leva finanziaria per sostenere lo sviluppo di cui dispone attualmente l’Umbria.

Crediamo di aver dimostrato capacità propositiva, anche in questa fase di emergenza. La situazione è complessa e noi riteniamo che serve il contributo di tutti per affrontarla. Perché la creatività può sicuramente essere l’arma vincente nel riprogrammare il futuro – concludono Franceschini, Cesca e Mencaroni - ma la creazione di nuovi percorsi non può essere altro che il frutto del confronto costruttivo tra competenze e saperi di diversa natura.


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